illustrazione IL CAFFE'


“Una volta espresso il tuo desiderio - e qui mi fermai un secondo per esprimerlo - capovolgiamo di
nuovo la tazza, e una goccia – le indicai una goccia scura di caffè che attraversava il bordo esterno
della tazzina - scivolerà lungo il bordo. Il tuo desiderio si realizzerà sulla base della velocità della
goccia.”
“E se non c’è la goccia?”, domandò Sophie.
“In questo caso si dice che il desiderio non si realizzerà purtroppo.”
“La tua goccia è scivolata incredibilmente veloce”, mi fece notare lei, indicando la mia tazza di
caffè.







Sorrisi amaramente. Purtroppo questa volta il caffè di Istanbul non si era rivelato così efficace nelle
sue predizioni. Infatti, quello che avevo chiesto difficilmente sarebbe potuto accadere. La persona
che avevo desiderato di rivedere si trovava troppo lontano da me per poterla raggiungere.
Il campanello della porta suonò. Un nuovo cliente entrava nella bolgia infernale, come Marie
Louise amava definire il nostro negozio. Permisi a Sophie di riprovare da sola quello che le avevo
appena spiegato, e mi guardai intorno per localizzare chi necessitava il mio aiuto. E fu allora che
lo vidi. Era ancora presso l’entrata, i suoi biondi capelli spettinati più lunghi dall’ultima volta che
avevo chiuso la porta di quella stanza dietro di me, ma con la stessa dolcezza e canzonatura di
sempre nei suoi occhi blu. Mi guardava intensamente, e potrei giurare di aver visto un lampo di
commozione passare per il suo viso.


(parte del racconto "LES GRAINS DE CAFÉ" di Diletta Panero, dillula@hotmail.it )

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